ROBOT FESTIVAL 10, ARTISTI CONFERMATI – SEGUI


Ecco i primi nomi della decima edizione di ROBOT Festival.

È un viaggio nel passato di club che non esistono più, coerentemente in un luogo che per l’occasione rivive – l’ex GAM di Bologna, spazio che ha fatto la storia dell’arte contemporanea internazionale, pensiamo alla Settimana della Performance curata da Francesca Alinovi nel 1977, dove arrivò, per fare solo un nome, una giovanissima Marina Abramovic – da cui parte un ponte verso il futuro che resta da scrivere. Con questo spirito sono stati assemblati i primi nomi in cartellone: tra pulsioni delle origini che ancora vivono, conoscenza della materia trattata e riproposizione di suoni e stili da dove tutto è partito, trasfigurati e riposizionati partendo dal 2018.

C’è chi la storia della musica elettronica legata alla pista da ballo l’ha letteralmente cambiata, tra i pochi ancora attivi e creativi di cui si possa dire che esisteva un prima e, da quando hanno mosso i primi passi, un poi: Andrew Weatherall, autore di remix fondamentali, producer in Sabres Of Paradise, Two Lone Swordsmen e da solista; una carriera da DJ che prosegue senza segni di cedimento.

Daniele Baldelli, il cui nome stesso significa “cosmic funk”, un nuovo genere di cui non esistevano precedenti, un modo di trattare la musica che ancora non conosce rivali. Non a caso il quotidiano inglese The Guardian lo ha inserito tra I 10 artisti che hanno innovato la musica elettronica

Ci saranno poi i grandi nomi di domani, sempre in bilico tra rilettura del passato per decifrare il presente e scrivere il futuro: dall’Olanda Young Marco con una sterminata collezione di vinili che rivaleggia con quella di Vladimir Ivkovic; da Londra Ross From Friends, eccezionalmente in formazione live per aggiungere nuove sfumature alla “lo fi house” di cui è leader indiscusso (ora esce per la Brainfeeder di Flying Lotus); da New York City Levon Vincent a rileggere la techno rallentando le pulsazioni, come Elena Colombi, nome di punta di NTS Radio (in assoluto il network più seguito in streaming dai giovani), in un set dove la techno diventa un oggetto sconosciuto, alieno, ancora da decifrare.

Inusuale a queste latitudini il djset esclusivamente su cassetta di Awesome Tapes from Africa, un’escursione nella storia della musica africana.

Poi le alleanze live, per riscrivere da un palco deep house (Midnight Conversation), jazz elettronico da Napoli (Nu Guinea), Italo disco come in riviera romagnola negli anni ’90 ma adesso (Capofortuna).

Graditi ritorni, sotto altre forme: Caterina Barbieri con un nuovo live immersivo; Suz presents “crossroads”, in inedito assetto “electro quintet”; gli architetti di luce e suono Quiet Ensemble con l’installazione site-specific “Unshaped”.
Molta Italia, omaggio a una nazione protagonista sin dagli anni ‘leggendari’ dell’afro e dell’italo disco, della scena planetaria, ma all’interno di un festival dal respiro internazionale.